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Preparazione e Semina-Coltivazione della canapa in Emilia: le principali nozioni da ricordare. Preparazione e Semina

seminatrice grano

Inizia ora la fase più delicata, la fase saliente di tutta la coltivazione. Per quanto sia vero che la canapa è una pianta forte e versatile, resistente alle condizioni più avverse, è altrettanto vero che in fase di semina è egualmente sensibile e delicata a qualsiasi altro germoglio.

Da temere non dovranno essere come per le più comuni colture le gelate primaverili, piuttosto abbondanti e persistenti piogge, ristagni idrici piuttosto che elevate carenze d’acqua, mancata ossgigenazione del terreno e competizione con le infestanti.

Le caratteristiche e abbondanti piogge della zona, prima autunnali e poi primaverili, possono decisamente complicarci la vita. La presenza di acqua stagnante, sia in superficie che nella prima parte di substrato sarà d’intralcio sia in fase di aratura, che quella di erpicatura, lasciando la terrà decisamente più compatta e pesante. Consigliamo quindi di decidere attentamente come, e quando effettuare le lavorazioni, entrando in campo a terreno asciutto e formando canali di scolo dove secondo noi sarà necessario, oltre che un corretto livellamento spiovente della superfice da coltivare.

eccessive piogge e ristagni idrici

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In foto si notano chiazze dove, a causa delle avverse condizioni il germoglio non è stato in grado di emergere. In una corretta fase di semina e germinazione le piantine dovrebbero spuntare tra il 4° e il 6° giorno. Tuttavia può essere normale dover attendere anche più di 10gg

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Elevata siccità o prolungata carenza d’acqua

Pur essendo un seme relativamente piccolo, quello di canapa impiega davvero poco tempo a germinare ed emergere. Proprio per questo motivo, se dopo la messa a dimora non sarà in grado di soddisfare le sue prime necessità, l’intera crescita e produzione della pianta potrebbe risultarne compromessa.

Di fondamentale importanza sarà l’accesso ad una fonte di umidità. Non sarà necessario irrigare o stimolare l’emergenza in alcun modo, basterà assicurarsi di poter garantire umidità costante per i primi 15-20 giorni dalla semina. Per fare questo ci basterà scegliere con precisione il momento in cui effettuare l’erpicatura o la falsa semina, valutando attentamente la profondità di lavorazione e ove possibile sarebbe meglio anche le previsioni metereologiche. Interrando il seme ad una profondità non superiore ai 3cm, potremo tranquillamente sfruttare uno dei caratteristici temporali seguiti dalle tiepide schiarite primaverili.

Come in quasi tutte le piante, anche la canapa necessita di un apporto di ossigeno ottimale all’apparato radicale. La pianta in fase di crescita avanzata sarà in grado di provvedere da sè a questa necessità, tuttavia nelle prime fasi, specialmente in emergenza e prima crescita, il rizoma deve aver a disposizione quanto piu ossigeno possibile, sia esso portato dal corretto drenaggio di acqua, che semplicemente da una ottimale preparazione del terreno.

Anche in questo caso, terreni pesanti e ristagni idrici prolungati possono bloccare o limitare l’apporto di ossigeno alle radici, compromettendo o interrompendo del tutto la crescita della piantina. Pallore e avvizzimento fogliare, stentata crescita e marciume radicale sono chiari sintomi di una asfissia radicale.

Scarsa presenza di ossigeno nel terreno

penetrometro
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Sopra una coltivazione di circa 30 giorni seminata ad interfila di 25cm, compete verticalmente con l’Equiseto. In questo caso il terreno prevalentemente sabbioso e l’abbondante presenza di zone umide ha favorito la corretta e rapida crescita della canapa che ha soffocato le piante antagoniste. Sotto possiamo osservare la situazione contraria, dove condizioni di crescita inadatte o ristagni idric nei hanno compromesso la forza competitiva.

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Competizione con le infestanti

Oltre al problema in se che possono costituire carenze o eccessi idrici, va sicuramente considerato anche il fattore “infestanti”, ovvero tutte quelle piante che, se approcciamo quanto meno il metodo biologico, non potremo diserbare. Si tratta di specie ormai adattatesi alle condizioni pedoclimatiche della zona, e saranno quindi in grado di resistere alle condizioni di crescita più avverse, crescendo più rapidamente della nostra cultura, che dovrà ogni volta invece fare i conti con un nuovo e ulteriore stress.

La canapa è di per sè una pianta dominante, tuttavia se riportata in agricoltura intensiva dovrà adattarsi a variabili fornite dall’uomo: tra le più importanti, dopo le condizioni di messa a dimora del seme, troviamo la densità di semina. Infatti, dopo aver praticato una falsa semina o comunque un’erpicatura necessaria a rimuovere le erbacce cresciute nel periodo di riposo del campo, dovremo anche decidere la corretta distanza da lasciare al seme su fila, e tra fila e fila (interfila).

Su questo argomento, che è possibile affrontare seguendo diverse scuole di pensiero, andremo a realizzare un articolo dedicato cercando di esporlo al meglio e da punti di vista differenti. Per il momento ci basterà ragionare con buon senso, tenendo presente che le piante necessitano in media di almeno 20 giorni per coprire un’interfila di circa 15cm.

...e la concimazione ?

L’argomento è  davvero complicato, occorre molta esperienza per comprendere la catena di processi che si possono formare nel substrato a seconda delle varie sostanze apportate. Non essendo nostra intenzione ridurre l’argomento a qualche “semplice” sigla e cifra, specialmente se si parlasse di concimi chimici o minerali, ci limitiamo a fornire qualche consiglio da interpretare personalmente, per foi fare una scelta secondo il proprio buonsenso.

Dalla nostra esperienza possiamo dire per certo che la canapa è in grado di crescere in maniera ottimale senza grandi apporti nutritivi, se succeduta ad una normale cultura dove la terra è già in buone condizioni possiamo anche provare a non concimare (vedi foto). Questo approccio può essere utile a chi è alle prime armi, e conosce poco sia della terra che della pianta. In questo caso, se il terreno sarà abbastanza leggero e ben tenuto, sarà la pianta ad andarsi a cercare quello di cui necessita.

Vi sono però casi in cui non concimare potrà essere controproducente, stentando la crescita della pianta che darà poco seme e vuoto, oltre che essere maggiormente esposta ad attacchi di insetti e patogeni vari. Se sappiamo che il nostro terreno non consente un abbondante sviluppo radicale dovremo essere noi a provvedere al corretto approvvigionamento della pianta. Tuttavia, ci è anche capitato di vedere coltivazioni abbondantemente concimate, sia in maniera convenzionale che biologica, che non sono state in grado di attingere ai nutrienti per una svariata serie di altri fattori, come ad esempio l’eccessivo caldo, la prolungata siccità, la presenza o meno di tamponi nel terreno, cattiva ossigenazione del terreno, o ad esempio l’eccessivo apporto dei nutrienti stessi.

Infatti, da non sottovalutare sarà l’overfertilizzazione, ovvero quel caso in cui pensando di far bene apportiamo grandi quantità di concimi o fertilizzanti, ignari che la saturazione del terreno ne comprometterà irrimediabilmente per anni l’assorbimento alle culture che ne saranno ospitate.

La canapa è una pianta rustica, che preferisce la possibilità di cercarsi ciò di cui ha bisogno. Questo le consentirà di svilupparsi più sana, robusta e veloce, in grado quindi di resistere autonomamente agli attacchi di insetti e agenti patogeni. Quindi il nostro consiglio è piuttosto quello di dirigersi verso una pratica abbastanza sconosciuta, che è quella del sovescio, utilizzando magari mix di sementi che una volta cresciute, falciate prima della fruttificazione, e interrate saranno in grado di apportare al terreno tutte quelle sostanze principali come Carbonio, Azoto, Fosforo, Potassio ecc. che andrebbero diversamente somministrate.

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In foto sopra, una delle nostre coltivazioni: varietà Lipko, nessuna concimazione in rotazione dopo il grano. Le piante hanno trovato terreno leggero e umidità e sono state in grado di superare anche i 4 metri di altezza, con una abbondante produzione di fiori e seme. Nella foto sotto un seme sano in fase di sviluppo, sezionandolo vedremo una parte lattiginosa bianca. Sotto uno degli esemplari più alti sempre della stessa coltivazione.

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Ottenere buoni risultati non è scontato, le variabili sono molte e molto diverse tra loro, tuttavia non è certo impossibile fare un buon lavoro. Se sarete stati in grado di incastrare correttamente tutte queste variabili tra loro vi troverete con una coltivazione in grado di crescere anche più di 2 cm al giorno in altezza, con un verde intenso e rigoglioso. A questo punto non dovrete preoccuparvi di altro che di eventuali prolungati periodi di siccità in caso di scarsa presenza d’acqua nel sottosuolo. L’apparato radicale fittonante in questo caso, trovando il terreno sufficientemente areato, sarà in grado di scendere oltre i due metri di profondità.


Affronteremo quindi nel prossimo articolo quello che riguarda un buon mantenimento della coltivazione durante il periodo di crescita. Nel frattempo ti invitiamo a visitare la nostra galleria immagini dove potrai trovare tutte le foto delle nostre coltivazioni nelle diverse fasi di crescita.

redazione articolo a cura di Giovati Michael – Dicembre 2015

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Conoscere il Terreno-Canapa in Emilia, le principali nozioni da ricordare.

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L’emilia Romagna era considerata tra le più rinomate e produttive regioni in Italia, quando già 70 anni fa si conoscevano bene quali fossero i potenziali delle nostre terre nella coltivazione della canapa.

La particolare fertilità dei terreni unita alle condizioni pedo-climatiche di zona portavano ad avere risultati decisamente rilevanti sulle coltivazioni.

Ci troviamo oggi quindi a riprendere questa pratica dovendo però fare attenzione a diversi piccoli vincoli imposti sia dalle istituzioni quanto dallo sviluppo ed il mutamento industriale e climatico, avendo di fatto un immenso potenziale tra le mani senza tuttavia sapere come sfruttarlo al meglio.

Vediamo ora assieme quali sono le cose utili da tenere a mente per affrontare al meglio la fase che precede la scelta del terreno ove posizionare la nostra futura coltivazione.  Essendo un argomento molto dettagliato e ricco di variabili ed essendo nostra intenzione volerlo spiegare al meglio, suddivideremo le varie fasi di lavorazione in rispettivi articoli che verranno pubblicati in itinere all’andamento delle nostre coltivazioni, sottoposte ad una svariata serie di test mirati alla raccolta di informazioni.

Questo articolo non vuole avere la pretesa di imporsi sulle diverse metodologie e pratiche che si stanno timidamente diffondendo sulla nostra Penisola, piuttosto vuole essere un’integrazione utile a tutti coloro che come obbiettivo hanno il raggiungimento dello stesso scopo, il “fare al meglio
possibile”.

PREPARAZIONE DEL TERRENO:

Essendo la canapa una pianta con rizoma etremamente potente che si sviluppa verticalmente, necessita, almeno nella fase di sviluppo iniziale di terreni “leggeri” e friabili.

Possiamo notare dall’immagine ( contenuto in percentuale di argilla nei primi 30cm, nelle pianure Emiliano-Romagnole; fonte ) che i terreni rappresentati sono composti per lo più da una percentuale di argilla (<30%) e da circa altrettanta (30%) di limo.

Questo fa si che unitamente alla presenza di persistenti piogge come quelle caratterizzanti la nostra pianura, possa prendere vita il fenomeno di asfissia radicale in grado di rallentare notevolmente la crescita della pianta stessa, talvolta letale se in fase di emergenza.

Una efficace soluzione potrebbe quindi essere quella di arare i terreni più in profondità del solito (fino a circa 50 cm) a terreno completamente asciutto, facendo in modo di avere i primi 30cm più friabili,assicurandosi di stendere perfettamente il terreno in maniera lineare ed omogenea. Avvallamenti e accumuli di terreno vi complicheranno la vita aumentando la possibilità di ristagni.

Va ricordato di effettuare anche tutte le successive lavorazioni a terreno asciutto. La presenza di acqua nello stesso vanificherà qualsiasi operazione impastando ulteriormente il substrato.

Una prima erpicatura al nascere delle infestanti ne limiterà la crescita. A causa delle probabili piogge alternate alle caratteristiche schiarite primaverili potrebbe nonostante tutto rimanifestarsi la loro formazione. Una falsa semina, garantirà il necessario vantaggio alla canapa nella competizione iniziale con le stesse, consentendogli di superarle soffocandole. Particolare attenzione andrà prestata prevenendola formazione di croste post semina.

 

Particolare attenzione andrà prestata ai primi 10 centimetri di superficie, che dovranno essere il piu sabbiosi possibile, garantendo un drenaggio ottimale al seme, che sarà in grado di schiudersi senza difficoltà spingendo il germoglio ad emergere dopo pochissimi giorni.

In nostro aiuto potrà quindi venire l’immagine che rappresenta il triangolo della tessitura USDA e la relativa classificazione delle nostre zone. (fonte)

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percentuale di sostanza organica nei primi 30cm di superficie

argilla-tessiture-emilia-articolo-emilcanapa

percentuale di argilla nei primi 30 cm di superficie

triangolo-usda-tessiture-emilia-articolo-emilcanapa

triangolo tessiture U.S.D.A Emilia Romagna

Sapendo le principali caratteristiche potremo procedere con un’analisi più accurata secondo alcuni semplici passaggi illustrati sulla nostra guida per la determinazione dei valori chimico-fisici principali del proprio terreno.

Consigliamo comunque, al fine di massimizzare rese e soddisfazioni, di effettuare analisi di laboratorio ai terreni, così da poter avere dati precisi su cui basarsi con la propria successiva coltivazione.

Ora che abbiamo capito come converrà comportarci nei confronti di eventuali scoli e ristagni d’acqua nelle coltivazioni, sapremo anche come approcciare al meglio eventuali fenomeni di elevata piovosità.

Nel prossimo aggiornamento dell’articolo vedremo qualche consiglio e accorgimento per affrontare efficacemente la semina, garantendosi una corretta nascita del seme e successiva emergenza del germoglio.

redazione articolo a cura di Giovati Michael – Aprile 2015

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